Attilio Ferraris – Ferraris IV

Attilio Ferraris il primo capitano della Roma

Attilio Ferraris è il primo grande capitano della Roma. Proveniente dalla Fortitudo (una delle società protagoniste della fusione che ha portato alla nascita della AS Roma) di professione centrocampista, è stato protagonista insieme all’amico Fulvio Bernardini della Roma di Campo Testaccio. E’ stato anche il primo giocatore della Roma a vestire la maglia della Nazionale laureandosi anche campione del mondo nei mondiali del 1934.

Quando era ancora minorenne Attilio Ferraris rischiò di andare alla Juventus. Due incaricati della vecchia signora si recarono alla bottega del padre presentando un’offerta di ben 20.000 Lire (altissima per i tempi) facendo leva sulle origini piemontesi che il cognome Ferraris richiamava. Per nostra fortuna riportarono a Torino le 20.000 lire e Ferraris IV rimase nella squadra della sua città.

Ferraris incarnava perfettamente il carattere grintoso e generoso del romano. In campo metteva cattiveria e determinazione, fuori dal campo era un ragazzo brillante e generoso, che amava la vita fino ad eccedere. Donne, auto di grossa cilindrata fumo e gioco d’azzardo erano oltre il calcio le sue passioni.

“Se avessi ancora i soldi persi a poker, ai cavalli e ai cani, ma sai quanti soldi me giocherei ancora!!!”

Attilio Ferraris il primo capitano della Roma
Sembra l’immagine di un playboy più che di un atleta, ma Attilio Ferraris era tutte e due le cose.

La vita privata di Attilio Ferraris poco si conciliava con lo sport, era un ribelle, saltava spesso gli allenamenti e si scontrava con i suoi allenatori. Possiamo descriverlo come un Radja Nainggolan all’ennesima potenza. Sregolato nel privato ma che in campo dava tutto e proprio per questo amatissimo dal suo pubblico.

Dopo 198 partite con la maglia giallorossa e dopo il mondiale del 1934 vinto da protagonista viene purtroppo ceduto alla Lazio per 150.000 Lire “macchiando” in qualche modo la sua carriera con 39 presenze in biancoceleste. Nel 1938 tornò nella sua Roma dopo una piccola parentesi al Bari, giocando altre 12 partite dalla parte giusta del Tevere.

Morì in campo durante una partita tra vecchie glorie a soli 43 anni l’8 Maggio 1947, consegnando la sua storia alla leggenda.

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